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Consigli di lettura: Alessandro Baricco

Consigli di lettura: Alessandro Baricco

Abbiamo ricevuto un consiglio di lettura da una compagna intelligente e curiosa che ci propone una riflessione di Alessandro Baricco, un autore che amiamo per molte ragioni.

Giovedi 06 Maggio 2021
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La riflessione è ricca di stimolanti provocazioni ed è articolata in quattro “puntate” - da leggere senza fretta - che, con il titolo “Mai più”, si muovono da questa domanda: «Esiste un’intelligenza non novecentesca? La stiamo formando da qualche parte, in qualche scuola, in qualche azienda, in qualche centro sociale? Abbiamo ragione di pretendere che emerga in superficie nella gestione del mondo ... ? Dove sta il problema ? Il problema è che se guardate tutta quella gente la vedrete costantemente in lotta con una qualche organizzazione più grande di lei, che non lascia passare quel tipo di intelligenza ...." 

Ovviamente, non abbiamo alcuna pretesa nè di sintetizzare né di recensire il pensiero di Baricco. Ci limitiamo ad estendere a tutt* voi l’invito di lettura che ci è stato rivolto da quella compagna curiosa. Ma non illudiamoci: “de te fabula narratur” ...  le sue domande investono anche noi …

Un suggerimento: leggete il testo due volte. La prima volta al contrario, dall’ultima puntata alla prima …

https://www.ilpost.it/2021/03/30/baricco-mai-piu-quattro/

https://www.ilpost.it/2021/03/22/baricco-mai-piu-tre/

https://www.ilpost.it/2021/03/17/baricco-mai-piu-due/

https://www.ilpost.it/2021/03/09/baricco-mai-piu/

Buona lettura !

gp

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https://www.ilpost.it/2021/03/09/baricco-mai-piu/

“Non potrei spiegare, ma so che l’intelligenza di cui abbiamo bisogno non è un’intelligenza. Sicuramente userà catene logiche, per tenere insieme le proprie mosse, e utilizzerà il sapere per decidere quali fare. Ma non sarà un metodo, non si appoggerà su una rete di principi, non sarà in nessun modo una forma di razionalità. Sarà un fare. Sarà una prassi. Sarà una collezione di mosse. L’intelligenza sarà un fare.Non saprei spiegare bene, ma credo che sarà un fare animale, e quindi per lei pensare sarà un movimento del corpo. Ne sarà consapevole, e in lei finirà questa illusione igienista di pensare pulito. Pensare sporco, ma bene, è ciò che farà. Sarà animale, e quindi collegata al desiderio, non a un principio morale, a un dover essere. Il pensiero c’entrerà con la fame e sarà probabilmente semplice. Comprendere sarà qualcosa di affine all’abitare, non all’andare a caccia. Conoscere smetterà di essere uno strumento di aggressione e dominio, e avrà a che vedere con il bisogno di ascoltare e di integrarsi. Non saprei dire il perché, ma sarà nomade, un’intelligenza nomade. Non avrà una casa, ma molte case. Tutte sarà capace di abbandonarle. Credo che sarà diffusa, e non concentrata in alcuni luoghi deputati all’intelligenza. Sarà collettiva e non individuale. Mi aspetto che sarà un’intelligenza capace di grande memoria e grande visione: nei momenti più belli, le due cose coincideranno. So che sarà un’intelligenza emotiva, non nel senso che scoppierà a piangere ogni tre minuti, ma nel senso che lavorerà a partire dalle emozioni. Si muoverà cercando di processare le vibrazioni che, attraverso le emozioni, riceverà dal mondo. Così, essere intelligenti coinciderà con la capacità di registrare il mondo, di sentirlo. Qualsiasi astrazione concettuale elaborata per sintetizzare a freddo la realtà sarà considerata una mappa semplicistica e dunque rischiosa. Nulla di cerebrale sarà considerato utile. Ogni prassi capace di educare alle emozioni sarà guardata con rispetto. Ragionare sarà considerato un necessario mestiere di servizio, e intuire diventerà il cuore di qualsiasi faccenda. Tutte le decisioni, credo, discenderanno da un’unica abilità: riconoscere ciò che è morto da ciò che è vivo. Qualsiasi mossa faremo, la faremo per portarci a ridosso di un’energia. Non sarà un’intelligenza che sprecherà risorse a mantenere in vita, per debolezza, ciò che non vibra più. Non le sarà propria l’ambizione ad alterare il corso delle cose, ma se mai quella di saperlo riconoscere. Non saprei articolare bene la cosa, ma credo che sarà un’intelligenza superficiale, cioè leggera, precaria, sottile. Si muoverà a vista, allo scoperto. Parrà, a tutte le intelligenze che l’hanno preceduta, sottilmente ingenua. Sarà femminile, nel senso che i maschi danno a questo termine. Sarà maschile, nel senso che le femmine danno a questo termine. Sarà imprendibile. Userà i numeri per controllare il mondo e i nomi per perderne il controllo. Saprà certamente calcolare ma spesso non lo riterrà opportuno. Saprà nominare, ma mai per de-finire il mondo, se mai per ri-cominciarlo. Mi sembra ovvio pensare che sarà un’intelligenza audace. Nel senso che non avrà paura di perdere e di trovare. Chiunque fabbricherà paura sarà di intralcio, tutti quelli che la moltiplicheranno saranno accompagnati gentilmente fuori. Gli esploratori avranno un posto speciale, li si riterrà necessari. Commiati, addii e distacchi saranno insegnati, come gesti artigianali da compiere bene: li si riterrà obbligatori. E infine. Sarà un’intelligenza che non ci sorprenderà, perché abbiamo con lei un appuntamento da un sacco di tempo. Moltissime persone ne fanno già lo statuto del proprio stare al mondo. Mentre accettano disciplinatamente la razionalità dominante, la praticano con l’istinto di chi non ha bisogno di capire. L’hanno imparata nei proprio gesti. I più giovani l’hanno spesso ricevuta in dono e basta. Ce l’hanno talvolta senza sapere di averla. Tutti la riconoscono, e contribuiscono a crearla. Non c’è nulla di poetico né utopistico in lei: è un fare condiviso da moltissima gente, che macina decisioni ogni giorno – è semplicemente una delle intelligenze che fanno girare il mondo. È un artigianato del vivere. Siamo destinati, mi sembra, ad affidargli quanto abbiamo di più caro. Un giorno, che faccio fatica a vedere così lontano, guarderemo il nostro andare, penseremo che mai più, mai più così, mai più, e alla precarietà ferrea di quel gesto artigianale affideremo quanto abbiamo di più caro. Sarà un giovedì qualunque, mi sa. Ma è anche possibile che sia stato ieri. Non so, potrei essermelo anche perso. Ero lì, chiuso a scrivere un articolo un po’ difficile.”