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Dirigenza medica e sanitaria: 28 novembre sciopero nazionale

Dirigenza medica e sanitaria: 28 novembre sciopero nazionale

Dirigenza medica e sanitaria: “Se non arriveranno risposte soddisfacenti su contratto e precari il 28 novembre sarà sciopero nazionale”. In allegato una informativa unitaria sulla mobilitazione sindacale.

Sabato 19 Novembre 2016
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I camici bianchi incroceranno le braccia se nel maxi emendamento del Governo, atteso per il 24 novembre, non ci saranno risposte soddisfacenti alle loro proposte di cambiamento alla Legge di Bilancio. I sindacati chiedono anche un finanziamento più adeguato alla gravosità e alla rischiosità del lavoro svolto, la defiscalizzazione della produttività e l’estensione al settore pubblico dei benefici del welfare aziendale.

“Vogliamo un impegno preciso del Governo all’interno della legge di Bilancio o il 28 novembre scioperiamo”. Sono andati dritti al punto i camici bianchi dell’Intersindacale medica, veterinaria, sanitaria che in una conferenza stampa hanno dato al Governo il loro aut aut, mentre in sit-in davanti al Parlamento i rappresentanti dei sindacati manifestavano.
 
I finanziamenti per il rinnovo del contratto sono incerti e sicuramente non sufficienti a ripagare i camici bianchi del Ssn di anni di difficili sacrifici: le cifre previste, secondo i sindacati, si tradurranno in appena 80 euro al mese, che andranno oltretutto a regime nel 2018.
 
Un incremento inaccettabile per medici e dirigenti sanitari, considerando che negli anni hanno assistito ad un continuo depauperamento delle risorse accessorie dei vecchi contratti.
 
E come se non bastasse oltre alle incertezze economiche in busta paga si aggiungono quelle per la stabilizzazione dei tanti precari; ed anche quelle per le assunzioni necessarie a garantire un ricambio generazionale.
 
Uno scenario definito inaccettabile. Per questo, se nel previsto maxiemendamento del Governo che dovrebbe arrivare il 24 novembre, non ci saranno risposte soddisfacenti alle richieste presentate dai sindacati  nei giorni scorsi, il 28 novembre incroceranno le braccia.

“Nella legge di bilancio – ha detto Massimo Cozza, segretario Fp Cgil Medici – c’è un fondo generale del Pubblico impiego di 1,4mld dove c’è di tutto, dalle risorse per scuola pubblica a quelle per la pubblica sicurezza e via dicendo. Alla fine, facendo un calcolo percentuale, i fondi per i nostri rinnovi contrattuali sono di fatto sconosciuti e insufficienti. Il nostro timore è che diradato il fumo referendario rimanga ben poco per chi lavora nei sevizi pubblici e nella sanità. Ricordo che veniamo da anni di tagli e le risorse stanziate non consentono di poter avere un rinnovo generazionale e di sostituire i medici che vanno in pensione. Tutto questo comporterà un aggravio delle liste d’attesa, rischi per i medici e per i cittadini”.

Queste le richieste dell’Intersindacale della Dirigenza Medica (Anaao Assomed – Cimo – Aaroi-Emac – Fp Cgil Medici E Dirigenti Ssn – Fvm – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Medici).
 
1) garantire l’estensione anche alla sanità dei benefici concessi a 24 milioni di lavoratori privati dalla defiscalizzazione della produttività, elemento che potrebbe essere finalizzato ad un piano nazionale per l’abbattimento delle liste di attesa;
 
2) estendere al settore pubblico i benefici del welfare aziendale, con la possibilità di contributi alla previdenza integrativa e, per le  donne, di   strumenti con i quali meglio conciliare vita e lavoro;
 
3)attribuire al trattamento accessorio del personale dipendente, il cui taglio ha colpito quella parte del salario che remunera la produttività, il merito e il lavoro flessibile e disagiato, nonché l’incremento dei carichi di lavoro, le risorse derivanti dalla riduzione del numero di Unità Operative Complesse e Semplici;
 
4) evitare il congelamento al 2015 delle  risorse destinate al trattamento accessorio della dirigenza medica e sanitaria esclusa dal ruolo unico della dirigenza del pubblico impiego:
 
5) determinare i fondi contrat
tuali, a decorrere dal 1 gennaio 2017, secondo le previsioni dell’ultimo contratto collettivo nazionale del 2009, ripristinandone i meccanismi.

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