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Il lavoro pubblico aiuta l’Italia

Il lavoro pubblico aiuta l’Italia

La fa crescere e la rende pi� giusta. Il buon senso ci dice che si esce dalla crisi realizzando azioni di equit�: il sistema pubblico e quello di protezione sociale sono strumenti fondamentali da rafforzare.

Venerdi 27 Gennaio 2012
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Pensare in un’ottica di beni comuni è di buon senso perché garantisce il principio di uguaglianza dei cittadini, tutela i diritti fondamentali dell’uomo e fa sì che la politica torni a essere un agire collettivo e non una attività realizzata per perseguire interessi personali. I servizi prodotti dal lavoro pubblico devono tornare a essere considerati beni comuni necessari per cambiare il modello di sviluppo, garantire la coesione sociale e rilanciare la crescita.

Il Buon senso, la Democrazia, le RSU
Il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie è il risultato di una nostra battaglia durata oltre un anno: con queste elezioni si ripristina la democrazia e si torna al buon senso.
Nel lavoro pubblico la democrazia deve tornare a essere pratica quotidiana, a partire dalla garanzia di una vera partecipazione delle RSU alle decisioni sull’organizzazione del lavoro, sui servizi ai cittadini e sulla retribuzione accessoria. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici devono poter esprimere sempre il loro giudizio vincolante su tutti gli accordi che li riguardano.

Pubblico è futuro, il buon senso parte da qui
La pubblica amministrazione ha bisogno di una riforma strutturale, che ripari i danni fatti dalla L.150/2009 voluta da Brunetta, una legge che la FP CGIL, da sola, ha contrastato e respinto.
Noi pensiamo a una pubblica amministrazione responsabile e autorevole, guidata da dirigenti capaci e autonomi dalla politica.
Al centro della sua azione deve esserci il bene comune, inteso come qualità e diffusione dei servizi erogati ai cittadini, in tempi brevi e con uguali standard su tutto il territorio nazionale. Il lavoro pubblico deve essere stabile, disporre di investimenti certi e valorizzare funzioni e professionalità, a partire dal contratto nazionale e da quello decentrato, necessario anche a premiare l’impegno e la produttività singola e collettiva.

Il Buon senso delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici
Le lavoratrici e i lavoratori sanno che gli obiettivi dei proclami di Brunetta, nascosti dietro un falso efficientismo, erano la privatizzazione dei servizi e lo smantellamento della pubblica amministrazione.
I dipendenti pubblici sono stati additati come fannulloni, spesso con la complicità di parte dei sindacati: un’immagine profondamente falsa, che la FP CGIL ha combattuto con forza, difendendo il valore del lavoro pubblico.
Se il Paese oggi è ancora in grado di reagire, nonostante le dure leggi finanziarie e gli accordi separati fatti contro il lavoro pubblico, lo dobbiamo prima di tutto alle lavoratrici e ai lavoratori.

Il Buon senso sui Diritti
I diritti vanno garantiti e le lavoratrici e i lavoratori devono essere nella condizione di esigerli: prima di tutto una occupazione stabile e non precaria, un Contratto collettivo nazionale di lavoro, una maggiore retribuzione, condizioni di lavoro sicure e dignitose, organici adeguati ai carichi di lavoro. Devono inoltre essere assicurati la formazione, i diritti soggettivi (part-time, malattia, L. 104/92, ecc.) e la valorizzazione professionale.

Il Buon senso delle Legalità
La Pubblica amministrazione deve essere una casa di vetro: presidio di legalità, trasparente ed efficiente. La contrattazione della Funzione Pubblica sulle politiche delle amministrazioni e sull’organizzazione del lavoro ha anche come obiettivo l’efficienza del sistema e punta ad aumentarne la competitività e a garantire il benessere delle persone. Per regolare e rendere trasparente l’attività dei soggetti pubblici occorre ripristinare per via contrattuale spazi di democrazia e certezza del diritto, potenziare la professionalizzazione degli operatori e innovare tecnologie e metodologie di intervento. Le amministrazioni pubbliche sono il primo tassello dell’esercizio della legalità nel Paese, nel territorio e nel mondo produttivo.
Tutto questo è possibile mettendo in connessione diritti, regole, democrazia e cittadinanza.

Per lo stesso lavoro, lo stesso salario e gli stessi diritti
Il buon senso ci dice che in questo periodo si sono acuite le disuguaglianze tra i Paesi, tra i cittadini, tra le generazioni e tra uomini e donne. A parità di lavoro, in Italia i salari delle donne sono inferiori del 30%. La recente riforma pensionistica ha deciso, per le donne, un rapido aumento dell’età pensionabile. Non è da qui che si inizia a fare parità.
Dobbiamo valorizzare la differenza di genere, che rappresenta una ricchezza culturale, sociale, professionale e umana, attraverso strumenti concreti: l’abrogazione della L. 188 sui licenziamenti in bianco, una maggiore flessibilità oraria, il monitoraggio delle discriminazioni (dirette e indirette), la riduzione degli squilibri tra incarichi, ruoli, funzioni e genere, la fruibilità di periodi di non lavoro legati alla condizione sociale/familiare.

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